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YOUNESS ZARLI: QUANDO LA LEGGE VIOLA IL DIRITTO PDF Stampa E-mail
Quando la leggi viola il Diritto.La legge 155 del 2005, detta Legge Pisanu, prevede la possibilità di espellere dal territorio nazionale quello straniero "nei cui confronti vi sono fondati motivi di ritenere che la sua permanenza nei territori dello Stato possa in qualsiasi modo agevolare organizzazioni o attività terroristiche, anche internazionali" (art.3.1); a fronte di questo provvedimento prefettizio "è ammesso ricorso al tribunale amministrativo competente, ma il ricorso giurisdizionale in nessun caso può sospendere l'esecuzione del provvedimento" (art.3.4).
In pratica, questa legge espande a dismisura il principio di arbitrarietà nei procedimenti di espulsione dei cittadini stranieri, ed impedisce loro qualsiasi sostanziale diritto ad una difesa d'ufficio.
Questa legge non è soltanto lesiva dei diritti civili del cittadino straniero residente in Italia; essa è anche in flagrante contraddizione con gli orientamenti della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, che all'art.3 ammonisce chiaramente che "Nessuno può essere sottoposto a tortura, né a trattamenti inumani o degradanti". Tali trattamenti, infatti, sono proprio ciò cui lo Stato Italiano espone intenzionalmente quei cittadini stranieri espulsi verso Paesi che adottano sistematicamente pratiche vessatorie nell'ambito del proprio sistema carcerario.
La Corte Europea per i Diritti dell'Uomo è dovuta intervenire ripetutamente nei confronti dell'Italia, per sanzionare questa deliberata condanna a subire forme di tortura in Paesi terzi, una condotta gravemente lesiva del Diritto Internazionale.

In diverse occasioni, peraltro, i "fondati motivi" che hanno condannato alcuni cittadini stranieri alla deportazione, alla tortura ed alla carcerazione, si sono rivelati nient'altro che suggestioni, psicologismi e calunnie senza alcuna verosimile consistenza giudiziaria.
Così il "consolidato circuito relazionale con elementi di primo piano nel panorama del radicalismo islamico in Italia" che è costato l'espulsione a Cherif Foued - incensurato titolare di un regolare permesso di soggiorno, sposato con una cittadina italiana, e padre di tre figlie - altro non era che un periodo di coabitazione con alcuni connazionali tunisini, che in seguito sarebbero stati coinvolti in indagini sul terrorismo internazionale.
Così, allo stesso modo, il "progetto terroristico da porre in essere nel territorio nazionale, in modo da causare il maggior numero di vittime", che ha giustificato l'espulsione e la carcerazione siriana di Kamel A., altro non era che la calunniosa delazione di uno squattrinato cittadino libanese, che pensò di poter guadagnare qualcosa accusando di terrorismo il proprio coinquilino.
La medesima logica indiscriminatamente repressiva ha condotto al confino di Youssef Nada, 77enne imprenditore italo-egiziano riconosciuto innocente dell'accusa di finanziamento al terrorismo internazionale, tuttora impossibilitato a curarsi ed a disporre del proprio patrimonio.

Dal Ribat abbiamo promosso - e se Dio vuole riprenderemo presto a promuovere - la campagna per la liberazione di Abu Elkassim, sulla cui attuale condizione di carcerazione e repressione pende la pesantissima ipoteca dell'irresponsabilità istituzionale dello Stato Italiano nei confronti di un suo cittadino.
Da oggi, accanto alla vicenda del fratello Kassim, affiancheremo quella di Youness Zarli: incensurato operaio marocchino della provincia di Bergamo, la sua unica colpa - come certificato dalla stessa magistratura marocchina, dopo settimane di violenti interrogatori e circa un anno di carcere duro - è quella di avere un fratello condannato in Marocco per reati di terrorismo. Dopo essere stato espulso per tre volte dal territorio italiano senza alcun concreto capo d'accusa, oggi Youness è un uomo di 27 anni, cui è impedito il rientro in Italia, dalla ventenne moglie italiana e dal loro bimbo neonato.
A tutti loro, col Nome d'Iddio, c'impegneremo ad offrire il massimo sostegno.
(Fonte: http://aljihadalakbar.splinder.com)
 
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