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USA e UE i veri perdenti della rivoluzione araba PDF Stampa E-mail
Scritto da Zahoor Ahmad Zargar   

"Niente è prezioso come la propria libertà. Sogni, aspirazioni, ideali non significano nulla se non si ha la libertà di perseguirli." (Simran Khurana)
"Il mondo è un posto pericoloso per vivere, non per le persone cattive, ma a causa delle persone che non fanno niente." (Albert Einstein)

Muammar Gheddafi e Tony Blair

Mentre non è chiaro quando e come la rivolta popolare in vari paesi del Nord Africa e arabi si concluderà, i governi occidentali si stanno interrogando sulla strategia futura, per non ripetere gli stessi errori del passato. USA e UE hanno, infatti, regolarmente ricevuto favori e vantaggi economici in cambio del sostegno alle politiche interne dei vari governanti-tiranni che in queste settimane stanno cadendo, non riuscendo neppure a incidere sulla negazione dei diritti umani ai cittadini di quei Paesi.


Oggi USA e UE sono i veri perdenti della rivoluzione che si sta consumando nel mondo arabo; lo sono già anche nella costruzione del post-mondo arabo che abbiamo conosciuto fino adesso?

Molti credevano che il regime del colonnello Gheddafi avrebbe resistito alla tempesta di cambiamenti tanto radicali del mondo arabo.
Muammar Gheddafi controlla la Libia dall’estate del 1969, quando, insieme ad alcuni ufficiali dell’esercito, condusse un colpo di stato contro re Idris, ritenuto troppo vicino agli Stati Uniti e alla Francia. Il primo settembre fu proclamata la Repubblica, alla guida della quale s’insediò un Consiglio del Comando della Rivoluzione composto da una dozzina di militari, vicini all’ideologia di Gamāl Nasser, all’epoca presidente dell’Egitto. Negli primi anni, il colonnello divenne eroe nazionale e non solo, anche fuori dai confini libici, per la sua posizione anti-colonialista, anti-imperialista e nazionalista. Quindi, Gheddafi divenne il capo del Consiglio e, con il tempo, instaurò un regime dittatoriale che oggi, dopo 42 anni, sull’onda delle proteste che hanno portato alla fine dei regimi in Tunisia ed Egitto, sta crollando.

Queste proteste devono essere ancora più sorprendenti per lui -il ‘Fratello Leader’-, perché egli ha sistematicamente distrutto anche la minima pretesa di dissidenza e ha atomizzato la società libica per assicurarsi che nessuna organizzazione -formale o spontanea- avesse mai potuto consolidarsi sufficientemente per opporsi a lui, e che nessun movimento o individuo emergesse come sua alternativa. Molte delle unità paramilitari, sostenute da mercenari stranieri -quelli che hanno sparato indiscriminatamente contro i civili-, sono state a lungo supporto del sistema di sicurezza interno della Libia, servendo anche da controllo sull’esercito. Se, quindi, gli ufficiali sono stati sempre controllati e monitorati per slealtà potenziale, non c’è da stupirsi se ora le unità militari sembrino aver rotto con il regime. L’esito finale sarà determinato dalla misura della fedeltà delle forze armate rimaste verso il vecchio leader, dalla fermezza del popolo e dal sostegno del mondo intero.
“Gli africani non hanno problemi di asilo politico” ha affermato Gheddafi in un suo discorso “Le persone che vivono nella boscaglia e spesso nel deserto non hanno problemi politici. Essi non hanno opposizioni o maggioranze o elezioni” E ha ancora ribadito in questi giorni: “Non sono un presidente e non posso dimettermi”, sottolineando di essere invece il leader della rivoluzione e di voler rimanere “fino all’eternità, un combattente. Resterò a capo della rivoluzione fino alla morte, morirò come un martire, come mio nonno”.

Gheddafi è come la Piovra, che può prendere qualsiasi forma e muoversi attraverso cunicoli molto stretti, l’essere più schivo e inafferrabile, capace di mimetizzarsi e di insinuarsi nei luoghi più angusti. Mi sembra ci sia una convinzione diffusa nel mondo -soprattutto tra i governi-che qualsiasi delinquente che si impadronisca del potere con qualsivoglia mezzo è poi la legittima autorità sovrana, e non importa quello che fa per i cittadini del suo paese. Questa convinzione è forse sancita dalla Carta delle Nazioni Unite?

L’aspetto più significativo delle manifestazioni anti-regime che hanno scosso il mondo arabo è che non sono proteste CONTRO: contro la tragica situazione dei palestinesi sotto occupazione israeliana, contro Israele, contro gli Stati Uniti, contro gli occidentali, come succedeva nelle manifestazioni alle quali eravamo abituati nel passato. Quelle –pro-palestinesi, anti-occidentali, anti-americane, zeppe di ira e minacce contro Israele, con in mano il Sacro Corano- erano le uniche manifestazioni permesse (organizzate?!) dai regimi che stanno cadendo. Le immagini di queste manifestazioni erano diffuse e usate dai regimi per i loro fini, monito per gli occidentali che suonava come “se non collaborate con noi, un altro Iran vi aspetta dietro l’angolo”. Invece, ora i manifestanti hanno protestato PER: hanno rivolto la loro furia contro la disoccupazione, la tirannia e la generale mancanza di dignità e giustizia nelle loro società, per la libertà e i diritti. Questo, che dovrebbe far riflettere molto la UE e gli Stati Uniti, costituisce un cambiamento radicale nella storia moderna del Medio Oriente.
In un cable di Wikileaks, dal titolo ‘Gheddhafi Children Scaldals Spilling Over In to Politics’ (cioè: ‘Gli scandali dei ragazzi di Gheddafi stanno debordando, diventando un caso politico’) scritto lo scorso febbraio dal capo missione Gene A. Cretz, si citano le valutazioni di “osservatori locali” per il sito The Daily Beast. Queste indicano che “Gheddafi ha creato una dinastia familiare decadente, avida di denaro, che potrebbe essere l’obiettivo ideale di una prossima rivoluzione araba nelle strade del Paese. La famiglia di Gheddafi, e in particolare i suoi due figli particolarmente ribelli, ha fornito abbastanza elementi di sporcizia per una soap opera libica”, scrive il diplomatico dando conto degli incontri con contatti egiziani dell’ambasciata. Tra gli episodi di questo ‘malcostume’, una serie di feste a capodanno, a base di alcool, pagate da uno dei figli del Colonnello a St Bart, e altre imprese dello stesso tono del fratello, a Londra. Per il Capodanno del 2010, la famiglia di Gheddafi avrebbe pagato un milione di dollari alla famosissima cantante Beyoncè per partecipare alla loro festa. Sprechi che hanno fatto esplodere la rabbia delle giovani generazioni, costrette alla povertà mentre i vertici dello Stato conducono vite ultramilionarie.

La domanda è: l’occidente sta provando a capire oppure no? e se no, allora, avrà già perso anche la costruzione del post-mondo arabo che abbiamo conosciuto fino adesso e che sarà il frutto delle ragioni che stanno alla base della rivoluzione.

 

 
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