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Dalla Prefazione di Renate Siebert
Negli ultimi decenni la presenza dell'islam e di un crescente numero di immigrati di fede islamica in Europa si è progressivamente imposta all'attenzione dell'opinione pubblica, con sensibilità, intensità e curiosità dei cittadini che variano da un paese all'altro in relazione alle differenti esperienze coloniali. Curiosità sincera, ma anche curiosità morbosa che tende velocemente a trasformarsi in rifiuto e stigmatizzazione . . .
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In breve La presenza dell'islam fa paura ed evoca una nuova forma di razzismo dentro cui si condensano e prendono forma un'angoscia e un rancore antichi e nuovi insieme. In questo libro parlano donne e uomini di fede islamica residenti nel nostro paese immigrati, ma anche italiani convertiti in un percorso che scavalca il pregiudizio e la discriminazione.
Indice Prefazione di Renate Siebert - Introduzione - Ringraziamenti - 2. Islam d'Europa: caratteristiche, dinamiche, linee di tendenza - 3. Islamofobia e sentimento antimusulmano - 4. Islam e cittadinanza fra inclusione ed esclusione - Bibliografia - Indice dei nomi
| Scheda Autore |
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Monica Massari Monica Massari, sociologa, ha lavorato come esperta associata presso il Centro internazionale per la prevenzione della criminalità delle Nazioni Unite di Vienna fino al 2000. Attualmente svolge attività di ricerca presso l'Università della Calabria ed è consulente per diversi organismi internazionali, organizzazioni non governative e istituti di ricerca. |
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| Autore: |
Monica Massari |
| Titolo: |
Islamofobia. La paura e l'islam |
| Pagine: |
172 |
| Editore: |
Laterza |
| Prezzo: |
€ 10,00 |
Dalla Prefazione di Renate Siebert
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Negli ultimi decenni la presenza dell'islam e di un crescente numero di immigrati di fede islamica in Europa si è progressivamente imposta all'attenzione dell'opinione pubblica, con sensibilità, intensità e curiosità dei cittadini che variano da un paese all'altro in relazione alle differenti esperienze coloniali. Curiosità sincera, ma anche curiosità morbosa che tende velocemente a trasformarsi in rifiuto e stigmatizzazione. Complessivamente possiamo dire che la presenza consistente di immigrati di fede islamica è stata percepita in tutti i paesi europei con una forte dose di ambivalenza. Nella misura in cui l'Italia, da paese di emigrazione, si è trasformato in paese di immigrazione, anche da noi l'arrivo di tali «stranieri» particolari ha cominciato a suscitare delle reazioni. Queste si sono fin da subito incentrate su un insieme di segni, come l'abbigliamento, l'usanza delle preghiere quotidiane e, direi, un visibile senso di appartenenza a una comunità che poco conosciamo, ma che ispira fantasie inquietanti e a volte paura. L'ambivalenza che connota la nostra percezione nasce proprio dal fatto che l'affermazione di tale presenza mette in scena potenti legami comunitari e religiosi (reali, simbolici oppure solamente fantasticati e proiettati), legami che nella nostra società sono diventati piuttosto rari. Questo lavoro di Monica Massari, sociologa e attenta studiosa dei fenomeni legati ai processi della globalizzazione, indaga la questione della paura suscitata dall'affermazione pubblica dell'islam in Italia, una paura che è mescolata con aggressività e rancore e che si attiva innanzitutto verso gli immigrati di origine araba o africana. L'inquietudine rispetto a questi «stranieri», dopo gli attentati dell'11 settembre del 2001 al World Trade Center e al Pentagono, si è trasformata velocemente in un sentire più compatto, fatto di diffidenza, rifiuto, paura e forse anche di un pizzico di invidia. Si sta delineando una forma nuova di razzismo, l'islamofobia, diventata esplicita e manifesta dopo l'11 settembre, ma che vanta una lunga fase di incubazione che, in Italia, inizia a configurarsi già negli anni Ottanta. Tale fenomeno ha tutte le caratteristiche del razzismo, vale a dire di una credenza nutrita di «sentito dire», di paura e di passione aggressiva. Una fobia, appunto, un fenomeno sostanzialmente irrazionale che rimanda a processi intrapsichici forti e potenti che contribuiscono a creare frontiere invalicabili tra un «noi» - rinforzato da una comune angoscia e una comune ostilità - e un «loro», un gruppo indistinto e immaginato coeso di persone percepite come diverse da noi nella loro essenza. Un «loro», tuttavia, che segretamente intacca le nostre certezze e mina la nostra «superiorità» conclamata. Come ha scritto Alain Touraine, citato in questo volume: «Nel razzismo attuale c'è sia invidia che paura, nonché vergogna per noi stessi, che ci sentiamo deboli e impotenti. Il razzismo contemporaneo fa dell'Altro un anti-Soggetto per esprimere il proprio malessere e la propria vergogna di non essere più egli stesso Soggetto».
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