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Libia: "E' un genocidio". Bombe sui manifestanti PDF Stampa E-mail

 
Fa paura, di fronte alle notizie che giungono dalla Libia, l'assordante silenzio del governo italiano su quanto sta avvenendo. Invece di dire che non vuole disturbare il suo amico Gheddafi, Berlusconi farebbe bene ad intervenire, visti i suoi conclamati rapporti, per impedire che quello che sta succedendo si trasformi in una carneficina. Arab.it
 

Effetti degli accordi tra Berlusconi e Gheddafi

Non solo. Caccia militari dell'aviazione libica hanno anche eseguito dei raid contro i manifestanti. I morti sarebbero 250 secondo quanto riferiscono testimoni citati da 'al-Jazeera'. "Ho assistito a un attacco aereo barbaro - ha affermato un testimone - ho visto bambini piagere da soli al centro della strada mentre avvenivano i raid".

Da ore circola la notizia dell'uso dei caccia militari per reprimere i manifestanti a Tripoli. Secondo la pagina 'Facebook' del sito 'al-Manaralink.com, molto usato per seguire le proteste in corso nel paese e legato ai gruppi di opposizione, "circolano notizie secondo le quali i due caccia che hanno bombardato oggi Tripoli non sono libici bensì italiani.

 

In precedenza nella capitale i manifestanti hanno dato alle fiamme la sede centrale del governo a Tripoli e altre sedi istituzionali. Anche la tv di Stato e diverse stazioni di polizia sono state prese di mira e incendiate. Secondo un testimone contattato da 'al-Jazeera' sono andate in fiamme anche le sedi governative che si trovano nella piazza 'al-Shuhada' della capitale.

Seifulislam Gheddafi, figlio del Colonnello, ha formato una commissione d'inchiesta sulle violenze in corso in Libia. Lo ha annunciato la tv di Stato libica con un banner apparso sullo schermo.

GIALLO SULLA SORTE DI GHEDDAFI - Si rincorrono le voci secondo le quali il leader libico Muhammar Gheddafi potrebbe essere in viaggio verso il Venezuela. Il ministro degli esteri inglese William Hague a Bruxelles, dicendo di avere avuto informazioni dal Foreign Office che lascerebbero pensare che il rais sia in viaggio verso il paese sudamericano. Già 'al Jazeera' in precedenza aveva parlato del Venezuela come destinazione del Colonnello. La corrispondente della Bbc ad Algeri ha citato un un "giornalista degno di fiducia" secondo il quale davanti ai cancelli della residenza del Colonnello libico a Tripoli vi sono poche guardie di sicurezza e non sembra esserci nessuno all'interno del palazzo.

Due caccia Mirage libici sono atterrati oggi a Malta. I due piloti, rivelano fonti citate dal Times of Malta, hanno chiesto l'autorizzazione all'atterraggio di emergenza e per rifornimento. Poco prima dei due caccia all'aeroporto internazionale di Malta erano atterrati due elicotteri civili provenienti dalla Libia con a bordo sette persone. Secondo le fonti citate dal sito del quotidiano maltaese, i due elicotteri hanno lasciato la Libia senza l'autorizzazione. E solo uno dei passeggeri, che sostengono di essere francesi, e' in possesso di un passaporto.

SI DIMETTE IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA - Il ministro della Giustizia libico ha rassegnato le dimissioni. Lo riferisce il quotidiano libico 'Quryna'. Spiega il giornale che Mustafa Abdeljalil ha comunicato con una telefonata alla sede del quotidiano di aver presentato le sue dimissioni "per protestare contro la violenza usata dall'esercito nei confronti dei manifestanti".

LA SITUAZIONE A BENGASI - "Ci siamo uniti ai manifestanti e operiamo in città in difesa del popolo", ha annunciato dal canto suo un ufficiale della polizia di Bengasi, Mustafa Rafiq, nel corso di un collegamento telefonico con al-Jazeera'. "In questo momento a Bengasi non ci sono militari fedeli a Muammar Gheddafi - ha aggiunto - e i manifestanti controllano la città".

Negli ultimi cinque giorni di proteste "sono 300 i morti che abbiamo contato a Bengasi", ha affermato il medico libico Ahmad Bin Taher, in collegamento telefonico con la tv araba 'al-Jazeera da Bengasi. "Abbiamo trovato i cadaveri di 11 soldati all'interno di una caserma dell'esercito - ha aggiunto - e abbiamo saputo che si tratta di soldati che si sono rifiutati di aprire il fuoco contro i manifestanti".

Ad al-Zawiyah, 30 chilometri ad ovest di Tripoli, "le unità dell'esercito libico presenti nella città si sono uniti a noi manifestanti contro Muammar Gheddafi" ha detto un manifestante, Sula al-Azibi, ad 'al-Jazeera'. "I soldati e gli ufficiali presenti in città si sono uniti a noi - ha affermato - ora abbiamo anche i loro carri armati. Abbiamo saputo che elicotteri militari stanno sorvolando Tripoli e aprono il fuoco sui manifestanti".

LA POSIZIONE DEGLI ULEMA - "La ribellione contro il regime di Muammar Gheddafi è un dovere religioso per ogni musulmano libico" è la posizione assunta dall'Unione degli ulema islamici in Libia. Secondo quanto riferisce la tv satellitare 'al-Arabiya', il clero islamico si è schierato con i manifestanti invitando il popolo alla rivolta che sarebbe "un dovere individuale di ogni fedele".

 

Fonte: adnkronos.com

 
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