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Rabat e Salè (Arabo: الرباط - سلا), situate ai due lati della foce del fiume Bou Regreg (Arabo: أبو رقراق), furono di volta in volta rivali e associate. Oggi formano un'unica unità amministrativa e un complesso turistico inscindibile.
Capitale del regno dal 1912, l'agglomerato Rabat-Salé ha conosciuto nel corso dei secoli un destino singolare, fatto di splendori ed eclissi, attività febbrile e letargo profondo, ambizioni e speranze deluse.
L'irregolarità di tale percorso è testimoniata dai monumenti e dalle vestigia che conferiscono alle due rive del fiume Bou Regreg il loro grande fascino estetico, l'attrattiva turistica, l'interesse storico e culturale.
Il «sito di Bou Regreg», cosi chiamato dagli storici dal nome del fiume che separa le due città gemelle, è stato parte integrante della cultura e della civiltà Andalusa. Lo è stato in primo luogo come punto di partenza del trasferimento della religione islamica della cultura arabo-berbera verso la Spagna, sotto le dinastie almoravide, almohade e merinide, in quanto il sito si trova a metà strada tra Marrakesh (Arabo: مراكش) capitale almoravide e almohade, e i porti mediterranei da cui partivano spedizioni verso l'Andalusia; in secondo luogo come destinazione delle popolazioni musulmane ed ebraiche dell'Andalusia (mori), dirette con armi i bagagli, modi di vita e tecniche, verso l'Africa del nord. Dopo la riconquista cristiana dell'Andalusia (Arabo: الأندلس), l’estuario del Bou Regreg era un porto navigabile e possedeva un agglomerato poco popolato (qasba) in grado di accogliere numerosi immigrati.
Il duplice aspetto del rapporto di Rabat-Salè con l'Andalusia musulmana si riflette perfettamente nei monumenti e nei reperti del sito: se quelli dei conquistatori almohadi presentano uno stile spoglio, imponente ed esuberante (torre di Hassan, mura, Chella), quelli dei merinidi e dei loro successori sono caratterizzati da uno stile raffinato, personalizzato e intimista (zawiya, moschee, case).
Il primo tipo è rappresentato dall'architettura degli almohadi (seconda meta del VI/XII secolo), i cui rapporti con al Andalus diventano sempre più stretti. Nell’architettura almohade, lo stile ispano-marocchino acquista infatti pieno sviluppo e le opere, a carattere militare, religioso o di utilità pubblica, sono di una nobiltà e una grandezza imponenti, come testimoniano la grande cinta muraria di Rabat (Arabo: الرباط) con le sue porte monumentali, o le vestigia del minareto e della moschea Hassan (Arabo: مسجد حسان).
Edificati di getto, secondo formule semplice ed essenziali, questi maestosi monumenti dalle dimensioni spesso colossali, in cui la pietra da taglio gioca un ruolo riportante, portano il segno di una fede solida, che nutre vaste ambizioni ma intima all'uomo riservatezza e anonimato. È per questo che nessun nome di principe, né tanto meno di architetto, figura su questi monumenti.
Kamal Lakhdar
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